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Da pochi giorni iniziamo a vedere uno spiraglio di luce dopo le lunghe settimane di quarantena. Ma iniziano anche ad emergere le difficoltà emotive che svariate persone stanno incontrando all’idea della ripresa. Ne hanno parlato tutte le più importanti testate. Anch’io vivo una lieve sensazione di allerta all’idea di uscire, prendere i mezzi, ricominciare ad avere un’agenda di appuntamenti fuori dalle mura domestiche. Non è preponderante, certo, ma c’è. È lì.

E, dopo anni passati ad occuparmi di stress management, so anche individuarne le cause e ipotizzare qualche idea per migliorare la situazione.
Per questo ho deciso di iniziare la mia ripresa post lockdown facendo qualcos’altro che trovavo difficile riprendere: scrivere su questo blog.

Sono passati due anni e mezzo dall’ultimo articolo che ho pubblicato. Non vi racconterò oggi che cosa è successo nel frattempo (è una storia che non ha senso raccontare ora, ma sicuramente lo farò in futuro), però ci terrei a farvi sapere che non ho smesso per mancanza di passione: solo per mancanza di tempo. Ho dovuto lasciar andare questo blog (appena rinato, tra l’altro) a malincuore, piano piano, mentre la mia mente si focalizzava gradualmente solo sulla nuova sfida di riqualificazione professionale che stavo affrontando.

Poi, due mesi e mezzo fa, mi sono finalmente trovata nella condizione di avere tempo di nuovo. Eppure, nella ritrovata libertà di poter scrivere quello che volevo e non quello che “dovevo”… mi sentivo disorientata. Cosa scrivere? Perché? Che senso dare alla ripartenza del mio blog?
Ci ho messo tutto il tempo della quarantena ad elaborare le risposte e a sentirmi pronta a rimettermi alla tastiera.

In primis ho pensato che riprendere a parlare di benessere naturale, oggi, sia doveroso per via della situazione di crisi in cui ci troviamo. Non ho scritto nulla sui social delle mie opinioni in merito all’emergenza perché l’ho ritenuto poco rispettoso per i miei contatti: i media, a mio parere, hanno già creato abbastanza stress con i loro titoli sensazionalistici e un’informazione poco etica. Azzuffarsi con i propri contatti rispetto a decisioni che non abbiamo (per fortuna) il potere di prendere in base alle nostre opinioni, mi sembrava veramente eccessivo.

Perché era già abbastanza stressante vivere in una condizione assolutamente innaturale, costrittiva e con nuove regole, dovendo al contempo gestire tutti i problemi pratici che questo “stop” improvviso ha causato nella vita di tutti noi. Sono rimasti in sospeso viaggi, contratti lavorativi, passioni. Ci sono state persone separate dalle loro famiglie; chi ha vissuto per settimane in completa solitudine “fisica”, senza contatto umano se non volti su uno schermo. Tutto questo ha pesato e pesa tutt’ora sul nostro stato psicofisico generale.

Quindi oggi vorrei prendere anch’io una posizione in merito alla situazione di crisi che stiamo vivendo e ritengo che il luogo migliore per farlo sia qui. In super sintesi, è evidente che ci sono due forti poli di opinione pubblica: uno si preoccupa più della salute dei cittadini, uno della situazione economica. Tra i due, io non saprei dove schierarmi, perché le due cose sono troppo profondamente interconnesse per permettermi di fare una valutazione.

Tuttavia posso dire che c’è un aspetto che è stato considerato “marginale”, ma che non lo è affatto: ovvero lo stato di benessere psicofisico di tutta la popolazione. È conclamato che intense e prolungate situazioni di stress vanno ad impattare negativamente anche sulla salute fisica: in primo luogo abbassando le difese immunitarie. Non valutare anche questo, mentre si prendono le necessarie misure di gestione di un’emergenza sanitaria globale, mi sembra sconcertante. Perché è qualcosa che impatta la maggior parte della popolazione.

Chi mi conosce sa che sono un’acerrima nemica dei “polemici con le mani in mano”. Per me non ha senso criticare senza proporre una soluzione, grande o piccola, nei limiti delle proprie possibilità. Nella mia indignazione da quarantena, quindi, io ho trovato il motivo – e la motivazione – per ricominciare a scrivere. Credo fortemente che la soluzione ai danni dello stress causato da un’improvvisa e prolungata condizione innaturale, possa essere trovata nella riconnessione con la natura stessa. Per anni, durante la mia carriera di naturopata, ho fatto ricerca proprio su questo specifico aspetto e ne ho parlato in modo esteso nel mio libro “Energia delle erbe”.

Non posso fare nulla per chi sta soffrendo e/o per chi dà tutto se stesso negli ospedali, non posso fare nulla per l’economia globale in crisi, se non attenermi alle normative. Ma forse posso fare qualcosa per tutte quelle persone che, come me, si sentono un po’ “stropicciate” dall’esperienza di quarantena e sentono il desiderio di fare qualcosa di positivo per loro stessi.
Per provare a ricominciare. Anche se è difficile.

(segue)

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